lunedì, 09 novembre 2009
Sono passati 20 anni dalla caduta del muro e 22 dal referendum sulla responsabilità diretta dei magistrati e siamo ancora qui a discutere di giudici comunisti?
Presidente, quando capirà che sta solo perdendo tempo e sprecando energie?
State producendo leggi a raffica solo per vedervele stravolgere o disapplicare in tribunale.
Vi dannate per arrestare mafiosi e violentatori per assistere impotenti alla loro scarcerazione.
Cercate di rilanciare un’economia resa asfittica dall’impossibilità di ottenere il pagamento giudiziale di un credito.
 
Non serve a niente. Fatica inutile.
Possibile che non si renda conto che l’Italia intera ha bisogno di una rivoluzione della giustizia, non si accontenta di riformine che lasciano il tempo che trovano?
Leggo le ipotesi che avete in cantiere e mi cascano letteralmente le braccia.
Forse Alfano le aule di un tribunale le ha frequentate poco, più impegnato a far politica che processi, ma Ghedini e la Bongiorno una certa esperienza ce l’hanno di sicuro.
Magari non si rendono conto che i processi cui sono abituati sono straordinari, viaggiano su corsie preferenziali, non passano per le forche caudine delle cancellerie, non si inabissano nei rinvii ultrannuali, nei cambiamenti continui di giudici, vengono affidate ai magistrati più preparati.
Sarà per questo forse che si baloccano con proposte all’acqua di rose, come la separazione delle carriere. Lo so, lei ci tiene tanto ed ha perfettamente ragione. È uno schifo che non esiste in nessun altro Paese al mondo, ma è davvero convinto che basterebbe?
Oltre alle carriere pensano di separare anche gli uffici o li lasciaranno tutti nello stesso palazzo di (in)giustizia? Perché finché continueranno a bersi cappuccini insieme e passarsi le carte da una scrivania all’altra, mi chiedo davvero che senso abbia dividerli solo sulla carta.
 
Le modifiche costituzionali di cui si sente parlare possono anche essere davvero utili, solo se sono radicali, dall’eliminazione dell’obbligatorietà dell’azione penale alla riforma completa del consiglio superiore della magistratura e della corte costituzionale (hanno perso il diritto alle maiuscole ormai), ma ci vuole troppo tempo e bisogna agire prima nei limiti in cui la Costituzione già lo permette.
Non possiamo aspettare ancora e lasciare che portino a compimento l’ennesimo colpo di Stato.
 
Perché vede, Lei ha tutta la mia solidarietà e quella di buona parte degli italiani. Ci rendiamo conto che La vogliono far fuori a colpi di sentenze già scritte, ma se vuole davvero l’appoggio incondizionato di tutti gli italiani è arrivato il momento di darci qualcosa in cambio.
Perché non esistono solo i suoi problemi giudiziari, ma anche i nostri, quelli di comuni cittadini che, anziché essere perseguitati dai giudici, non vengono neppure degnati di considerazione o, peggio, ottengono sentenze che meritano vendetta, invece che appelli.
 
La realtà è completamente diversa da quella che vive Lei, ma non certo meno disastrosa.
La realtà è fatta di poveracci che chiedono di essere pagati, soprattutto in momenti di crisi come questi, e devono aspettare anni per perdersi dietro ad una costosa e lentissima macchina burocratica che fa la gioia solo dei debitori impuniti.
La realtà sono processi che subiscono continui rinvii e passano come nulla fosse anche nelle mani di 5 giudici per un solo grado di giudizio.
La realtà sono giudici che non tengono più di due udienze a settimana, spesso non si leggono le carte e non sanno neppure di cosa gli avvocati discutano, sono capaci di tenersi per mesi un fascicolo a casa prima di sciogliere una stupida riserva, che il più delle volte comporta un ulteriore rinvio di un altro anno.
La realtà sono magistrati che si dimenticano di chiedere un rinvio a giudizio e fanno scarcerare assassini e mafiosi che le forze dell’ordine hanno faticosamente arrestato, rischiando la vita.
La realtà sono ladri, rapinatori, truffatori, spacciatori, spesso clandestini, arrestati in flagranza e scarcerati dopo poche ore.
La realtà sono giudici che “mettono in prova” degli stupratori adolescenti, forse per “provare” se la prossima volta che violentano in gruppo una ragazzina riescono di nuovo a farla franca.
La realtà è un magistrato di Pescara che mette agli arresti domiciliari un molestatore riconosciuto violento e pericoloso, che esce subito per massacrare l’ex moglie.
Ma la realtà peggiore sono le sentenze che sfornano, che in molti, troppi, casi sono scritte coi piedi da giudici che hanno dato una lettura superficiale degli atti e dei documenti, sempre che li abbiano letti, che confezionano un penoso copia-incolla con casi che non c’entrano nulla, e, soprattutto, che non leggono un codice da tempo immemore.
Non serve a niente continuare riformare i processi se prima non si riformano i giudici.
 
Vuole davvero il sostegno popolare? Vuole davvero essere il miglior Presidente del governo italiano?
Mi ascolti e dia una svolta alla Sua politica.
Lasci perdere i sondaggi sul Suo gradimento, che ormai sono stucchevoli e faccia davvero qualcosa per cui Le saremo eternamente grati e che farebbe tanto comodo anche a Lei.
Metta sul piatto una Riforma della Giustizia maiuscola.
Parta dalla loro responsabilità diretta per arrivare alla meritocrazia in carriera.
Li colpisca al portafoglio, perché in fondo, proprio se sono comunisti, è l’unica cosa che li può smuovere davvero.
I magistrati andranno ovviamente su tutte le furie, ma almeno avrà buon gioco nel dimostrare che lo fanno solo per difendere la vil pecunia
 
Ci infili pure la separazione delle carriere se vuole o quello che i Suoi consiglieri Le propongono, ma se gli italiani non vedranno che sta lavorando anche per loro, la solidarietà dei Suoi sostenitori non può bastarLe per sconfiggere i giudici.
Mi spiace ammetterlo, ma sono troppo forti per Lei e la Sua maggioranza di elettori e di eletti non si scalderebbe abbastanza per sostenerLa se non otterrà qualcosa in cambio.
Perché davvero l’opinione pubblica sia con Lei nella madre di tutte le battaglie, occorre il sostegno dell’Italia intera.
Ovvio che il partito dei giudici capitanato dal trattorista forcaiolo griderà alla dittatura, ma l’Italia che ragiona sarà tutta con Lei, o quanto meno non Le sarà contro.
E voglio vedere con che faccia l’opposizione, quella più o meno normale, potrà opporsi a qualcosa che i suoi stessi elettori pretendono da decenni.
Voglio vedere come i media potranno darLe contro senza argomenti contrari validi.
 
Occhio, però. Una rivoluzione seria non deve lasciare appigli e scappatoie a quelle vecchie volpi.
Non basta dire responsabilità diretta dei giudici se poi li si lascia giudicare dai colleghi.
Ogni cittadino deve poter chiedere il risarcimento dei danni ad un magistrato incapace, sapendo che la sua richiesta sarà valutata da un soggetto veramente imparziale, senza solidarietà di casta.
Lo so che la Costituzione non permette la creazione di tribunali speciali, ma ci sono due alternative costituzionalmente fattibili.
La prima è l’arbitrato, necessariamente irrituale, altrimenti il lodo viene impugnato in corte d’appello e siamo punto a capo.
Collegio arbitrale composto da 3 arbitri, di cui uno, quello nominato dal giudice, può anche essere un magistrato, ma gli altri due non possono esserlo in nessun caso. Eventualmente si può prevedere che siano almeno avvocati o professori universitari di diritto.
La seconda alternativa ce la dà lo stesso art. 102 Cost. «Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura».
Meglio di così: sezione specializzata istituita presso la sede più vicina a quella del magistrato chiamato a rispondere dei suoi errori, composta, se occorre, da un magistrato (ché altrimenti non sarebbe un tribunale) e due membri estranei alla casta, votazione a maggioranza e titolo immediatamente esecutivo. Ovviamente stessa composizione in corte d’appello e cassazione, altrimenti è tutto inutile.
Attenzione, però! La responsabilità deve essere indipendente dal passaggio in giudicato della sentenza che l’ha originata e deve valere in ogni grado fino in cassazione, perché altrimenti, lasciando ai giudici delle corti superiori il potere di impedire il risarcimento dei danni confermando sentenze abnormi, l’impunità scacciata dal portone rientra dalla finestra.
 
Che sia la volta buona che finalmente studiano un po’ le leggi e le carte prima di scrivere certi sfondoni? Da che mondo è mondo l’irresponsabilità porta sciatteria e abusi.
Di che avrebbero seriamente da lamentarsi? Quelli bravi, e per fortuna sono tanti, non avranno nulla da temere. Gli incompetenti ed i giudici non indipendenti, tipo quelli che usano la giustizia a scopi politici contro di Lei, magari cominceranno a prestare più attenzione al loro lavoro.
Ma crede davvero che il simpatico Mesiano avrebbe emesso quell’aborto di sentenza in favore di De Benedetti, se avesse pensato di poter essere chiamato dalla Fininvest a rispondere direttamente del suo operato?
O pensa che i magistrati di Milano continuerebbero ad assillarla, senza lo straccio di una prova, se fossero chiamati a rispondere direttamente del loro operato.
Ovvio, infatti, che il risarcimento andrebbe a coprire il danno esistenziale e morale causato da una persecuzione giudiziaria priva di riscontri oggettivi.
 
Ma ancora non basta. Per portare davvero la meritocrazia nella magistratura, non basta riformare il CSM o sciogliere per legge un partito eversivo come Magistratura Democratica (malgrado sarebbe cosa buona e giusta, oltre che permessa dalla Costituzione tanto invocata solo quando conviene a lor signori).
È necessario costruire degli automatismi, oggettivi ed inattaccabili dalle logiche correntizie per rivoluzionare promozioni e retrocessioni, aumenti e diminuzioni di stipendio, trasferimenti, fino ai provvedimenti disciplinari, togliendoli così dalle grinfie dell’ANM, altro organo incostituzionale che sarebbe bene eliminare, ma tant’è.
Siamo nell’era dei computer, santa pazienza. Usiamoli come si deve.
Un bel database, di quelli che un bravo programmatore Le può preparare in un batter d’occhio.
Una bella scheda per ogni magistrato, dove vengono inserite tutte le cause da lui seguite (spesso abbandonate).
Di ogni procedimento si inserisce vita, morte, miracoli e peccati, tempi di durata, udienze fatte, rinvii, attività esercitata in udienza, tempi di scioglimento delle riserve, ordinanze, sentenze, impugnazioni, esito dell’appello o della cassazione, e così via.
Se si tratta di un pm o di un gip, si inseriranno anche eventuali provvedimenti cautelari, tempi di chiusura delle indagini, rinvii a giudizio, archiviazioni, soldi spesi in intercettazioni e amenità investigative varie, il tutto ovviamente correlato all’esito del successivo giudizio, per capire se è stato tutto inutile o tanta solerzia ha avuto buon esito.
 
Dopo questa bella raccolta di dati, si fissano degli standard qualitativi e quantitativi, tipo un tempo limite per emissione provvedimenti, un minimo di udienze da tenere, un tot di sentenze da emettere e richieste di rinvio a giudizio.
Si possono quindi incrociare i dati del singolo magistrato con gli esiti dei gradi successivi di giudizio e valutare quante sentenze vengono impugnate (se son fatte bene, le parti non dovrebbero neppure tentarci), confermate e quante invece stravolte.
Se il bravo magistrato ha rispettato o migliorato gli standard, se non ha perseguitato inutilmente degli innocenti, se non ha buttato soldi in indagini inutili lasciandosi sfuggire i veri colpevoli, se le sue sentenze passano intonse in giudicato, ecco che merita tutti gli onori, aumenti di stipendio adeguati e il passaggio più rapido in Cassazione (che allora sì meriterebbe la maiuscola).
Se, invece, il nostro incapace lavativo ci ha messo secoli per non azzeccarne una, oltre all’ignominia, merita un declassamento, di sicuro non gli si fa far carriera e, se del caso, provvedimenti disciplinari ed eventualmente l’allontanamento dalla magistratura, che dovrebbe esser cosa certo più seria di questo incompetente.
 
Di nuovo, di che avrebbero da lamentarsi i nostri simpatici giudici? La loro indipendenza resta tutelata. Anzi, così lo sarebbe ancor di più, perché anziché far carriera sulla base delle correnti politiche dell’ANM a cui appartengono verrebbero valutati sulla base dei loro meriti o demeriti effettivi.
E non solo, sono sicura che di fronte ad una valutazione di questo tipo, la macchina giudiziaria subirebbe un’accelerata impressionante.
I giudici sono egoisti tanto quanto noi, solo spronandoli a lavorare meglio, con i corretti incentivi e, soprattutto, con le giuste punizioni potrebbero farci tornare nel mondo civilizzato della Giustizia con la maiuscola.
Oggi come oggi chi glielo fa fare? È normale che siano svogliati e lavativi.
 
Ecco, caro Presidente, io che ci lavoro quotidianamente resto convinta che i tanti bravi giudici, magari seppelliti in sedi disagiate perché non sufficientemente politicizzati, avrebbero solo da guadagnare da una riforma che li valorizzasse davvero.
Allo stesso tempo quale modo migliore per liberarsi dei giudici comunisti che ancora si aggirano sotto le macerie tentando di ricostruire quel muro caduto 20 anni fa?
Mi dia retta, allarghi l’orizzonte e non si limiti a tamponamenti perché la diga così com’è non può reggere. Ha bisogno di una ristrutturazione completa, perché altrimenti si rischia solo la catastrofe.
 
Con profonda stima.
Baci Ba
postato da: barbaradi alle ore 15:53 | Permalink | commenti (9)
categoria:giustizia, intercettazioni, berlusconi, giudici, meritocrazia, tribunali
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